ACQUACOLTURA E ALLEVAMENTI ITTICI, OLI ESSENZIALI PER RIDURRE GLI ANTIBIOTICI, AL VIA IL PROGETTO DELL’UNIVERSITA’ DI PISA

Usare oli essenziali di limone, timo e rosmarino per ridurre il ricorso agli antibiotici negli allevamenti ittici è l’obiettivo centrale di SOURCE – Sustainable and innovative blUe food pRoduCtion under one hEalth approach, il nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa. Il progetto, finanziato con oltre 1,3 milioni di euro dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS2 – ERC-like), avrà una durata triennale (2026-2029) e punta a fornire evidenze scientifiche e strumenti operativi per una gestione sanitaria più sostenibile dell’acquacoltura.

Un progetto One Health applicato all’acquacoltura

SOURCE si fonda esplicitamente sull’approccio One Health, integrando salute animale, tutela dell’ambiente marino e salute umana. L’obiettivo scientifico è chiaro: valutare l’efficacia di fitobiotici di origine naturale, in particolare oli essenziali di limone, timo e rosmarino, come alternative o strumenti di riduzione dell’uso di antibiotici in acquacoltura.

Il razionale è noto ai veterinari del settore: la crescente domanda di prodotti ittici – aumentata di oltre il 120% nell’ultimo decennio – rischia di tradursi in un incremento dell’impiego di antimicrobici, con effetti diretti sulla selezione di resistenze, sulla dispersione di residui farmacologici negli ecosistemi e, indirettamente, sulla salute pubblica.

Specie target e approccio sperimentale

Il progetto si concentrerà su specie chiave dell’acquacoltura mediterranea, come orata, mitilo e vongola, combinando studi in vitro e in vivo con approcci nutrizionali, immunologici ed ecotossicologici. L’obiettivo non è soltanto dimostrare un effetto antimicrobico diretto, ma valutare in modo integrato l’impatto dei fitobiotici su:

  • stato immunitario e benessere animale;
  • risposta allo stress e alla pressione patogena;
  • qualità dell’ambiente di allevamento;
  • sicurezza e qualità del prodotto finale.

Questa impostazione multidisciplinare è pensata per fornire evidenze scientifiche solide, utili alla pratica veterinaria e alla gestione sanitaria degli allevamenti.

Dal laboratorio alle linee guida operative

Uno degli elementi più rilevanti di SOURCE per i veterinari è la sua vocazione applicativa. Il progetto, guidato dalla professoressa Lucia De Marchi e dalla professoressa Valentina Meucci del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, punta a tradurre i risultati della ricerca in linee guida concrete per l’acquacoltura.

L’obiettivo dichiarato è arrivare allo sviluppo e alla validazione di mangimi alternativi arricchiti con fitobiotici, condivisi e applicabili lungo tutta la filiera, dagli allevatori fino ai trasformatori e ai consumatori. Un passaggio cruciale per rendere sostenibili, dal punto di vista tecnico ed economico, strategie di riduzione dell’uso di antibiotici.

Acquacoltura e allevamenti ittici, oli essenziali per ridurre gli antibiotici. Al via il progetto dell’Università di Pisa

“L’Italia, insieme alla Spagna, la Francia e la Grecia, è fra i paesi europei con il numero maggiore di allevamenti di specie ittiche. Questo si unisce anche al fatto che negli ultimi dieci anni la richiesta di alimenti provenienti da questo mondo è aumentata del 122% – spiega la professoressa Meucci del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Ateneo – Ovviamente a questo si accompagnerà un uso maggiore di antibiotici che potrà influire in maniera negativa sulla nostra salute, da qui la necessità di intervenire”

“SOURCE non è solo un progetto scientifico, ma anche un percorso di responsabilità sociale – sottolinea la professoressa De Marchi – Accanto alla ricerca sui fitobiotici, puntiamo molto sulla divulgazione e sul dialogo con le comunità costiere e con gli operatori del settore, perché l’acquacoltura sostenibile riguarda tutti: è una leva fondamentale per garantire cibo sano, tutelare l’ambiente marino e costruire un modello di alimentazione davvero orientato al futuro. La nostra speranza è dunque quella di portare in tavola un prodotto più sano e di commercializzare questi mangimi alternativi cercando di coinvolgere l’intera filiera ittica dal produttore al consumatore”.

Tratto da VET/33 del 30 Gennaio 2026