ALLE CAPRE PIACCIONO LE FACCE FELICI (VIDEO)

E’ noto che animali domestici come i cani e i cavalli sono in grado di riconoscere alcune delle nostre emozioni, ma si tratta di specie che sono state addomesticate per eseguire attività, come la caccia o la pastorizia, che richiedono di interagire con gli esseri umani e può darsi che durante il loro allevamento siano stati selezionati gli individui più capaci di interpretare le espressioni umane. Ma nel caso delle scontrose capre e di altri animali da fattoria, l’interazione con gli umani è meno rilevante, dipende da caratteristiche fisiche come il vello per farne lana, la quantità e la qualità del latte o le dimensioni delle uova, quindi i risultati dello studio “Goats prefer positive human emotional facial expressions”  appena pubblicato su  Royal Society Open Access da un team di ricercatori britannici, brasiliani e tedeschi è sorprendente perché rivela che le capre sono in grado di distinguere tra le espressioni umane felici e quelle arrabbiate, mostrando di preferire le prime.

Il team di ricerca, guidato da Christian Nawroth della School of biological and chemical sciences della Queen Mary University di Londra, comprendeva anche due scienziate brasiliane: Natália de Souza Albuquerque e Carine Savalli e proprio la Savalli, dell’Universidade Federal de São Paulo (Unifesp) sottolinea che «Questo studio ha avuto un risultato affascinante poiché dimostra che la complessa capacità di percepire le emozioni umane attraverso sottili accenni del viso non è presente solo negli animali domestici come i cani».
L’idea del lavoro è nata due anni fa, quando la Albuquerque, che faceva un dottorato all’ Instituto de Psicologia dell’ Unifesp, andò all’università di Lincoln, in Inghilterra, per sviluppare ulteriormente le sue ricerche e venne invitata dal professo Alan McElligott a tenere un discorso sul suo lavoro. «Avevamo pubblicato uno studio che dimostrava che i cani possono riconoscere le espressioni emotive umane , sia del viso che attraverso la voce – ricorda la ricercatrice brasiliana – e il professor McElligott, che stava studiando le capre, voleva iniziare a osservare l’affettività in questi animali».

Nella sua ricerca con le capre, McElligott collabora con il Buttercups Sanctuary fpr Goats, una ONG britannica che accoglie capre maltrattate o abbandonate in una struttura a 75 chilometri da Londra, ed è qui che sono stati sviluppati test per valutare la capacità delle capre di riconoscere i volti umani.

I ricercatori spiegano che «Durante ogni test, alle capre venivano presentate due fotografie, una accanto all’altra, di una persona che non avevano mai visto. In una delle fotografie la persona sorrideva, nell’altra aveva un’espressione rabbiosa». La Albuquerque aggiunge: «Volevamo vedere se le capre mostravano una tendenza ad avvicinarsi, a interagire, a guardare di più, ai volti positivi o negativi. Quindi avremmo potuto  concludere che possono discriminare. In caso contrario, guarderebbero e interagirebbero con i due volti nello stesso modo».

Quando i ricercatori hanno lasciato che le capre guardassero le fotografie, gli animali hanno mostrato una preferenza per i volti felici, il che suggerisce che sono in grado di identificare e discriminare le espressioni facciali umane. »Quello che non si con certezza – dicono gli scienziati – è se scelgono facce felici perché le preferiscono o se questo succede perché evitano le facce arrabbiate».

Un aspetto essenziale degli studi di etologia è quello di controllare al massimo tutti i parametri durante gli esperimenti. È l’unico modo per essere sicuri che un comportamento sia causato da uno stimolo e non da un altro. La Albuquerque evidenzia che «Negli studi comportamentali e cognitivi dobbiamo controllare tutto. Per questo ci vuole così tanto tempo per farli. Altre aree pubblicano molto più velocemente, proprio perché non hanno a che fare con questo tipo di pregiudizio. Ad esempio, ogni animale ha ripetuto il test quattro volte, ma i ricercatori hanno lasciato passare due settimane tra ciascuno dei test per evitare che le capre si abituassero al test». Un altro aspetto tenuto sotto controllo era il lato da cui ogni capra guardava le foto prima di lasciarla esplorare le immagini e sono state usate fotografie di un uomo e di una donna. Un tipo di controllo della scena del test che ha permesso ai ricercatori di fare un’osservazione interessante: «Le capre interagivano di più con espressioni felici quando erano poste sul lato destro – dicono i ricercatori – La ragione di questo comportamento non è chiara, ma ipotizziamo che potrebbe essere dovuto a come il cervello di alcuni animali elabora i diversi tipi di stimoli». Secondo un’idea diffusa nel campo dell’etologia, l’emisfero destro del cervello sarebbe responsabile dell’elaborazione di emozioni per lo più negative, mentre l’emisfero sinistro elaborerebbe emozioni positive. Questo è il motivo per cui i cani, quando vengono messi di fronte a stimoli negativi, tendono a fuggire verso sinistra, il lato opposto dell’emisfero cerebrale che elabora lo stimolo. Il fatto che le capre siano più ricettive alle immagini felici quando vengono mostrate sul lato destro suggerirebbe quindi che le emozioni vengano elaborate dall’emisfero sinistro, il che sosterrebbe l’ipotesi.

La Carine è convinta che »Questo studio riporta la prima evidenza della presenza di una capacità cognitiva piuttosto complessa nelle capre, quindi è importante che siano condotti più studi con campioni diversi in condizioni diverse per rinforzare i risultati». I ricercatori stanno già pianificando questi nuovi esperimenti, che potrebbero rivelare l’estensione di questo comportamento e l’origine evolutiva della capacità delle capre di identificare le emozioni umane. La Albuquerque spiega ancora: «Le capre del santuario interagiscono ogni giorno con le persone, ed è un’interazione positiva. Quindi resta la domanda: sono in grado di identificare le espressioni umane perché durante la life-history hanno avuto questo contatto con gli esseri umani? Un’altra possibilità sarebbe che, sebbene le capre non siano state addomesticate nella loro capacità di interagire con gli umani, questa qualità sia il risultato di altre che sono state selezionate, come la mansuetudine. Oppure potrebbe essere che la capacità di riconoscere le emozioni umane non è limitata agli animali domestici, ma è comune a certi gruppi di animali.

A qualcuno questa ricerca sulle capre potrebbe sembrare una perdita di tempo, ma la Albuquerque non è per niente d’accordo e conclude: «Rispondere a queste domande e far progredire la conoscenza del comportamento animale non è un semplice atto di curiosità, ma un modo per affrontare questioni filosofiche ancora più complesse. Non saremmo chi siamo senza la nostra interazione con gli animali. Non c’è persona sul Pianeta che non interagisca con gli animali. Quindi comprendere queste relazioni è estremamente importante per noi».

Tratto dadel 29 Agosto 2018